WEB · 05 — 2026

Why WordPress is still the king of the web

Twenty years in, WordPress still runs more of the web than anyone else. But 2026 is the year it has to prove it deserves to.

Ogni anno qualcuno dichiara morto WordPress. Ogni anno fa girare una fetta enorme del web — di gran lunga la più grande, numeri alla mano. Non è nostalgia, ed è solo in parte inerzia: per la maggior parte delle attività, resta semplicemente la scelta più sensata. Ma il 2026 non è un anno qualunque, e vale la pena dirlo subito.

Un ecosistema senza rivali (e un po’ “inquinato”)

Temi, plugin, integrazioni, sviluppatori, forum, tutorial: nessun’altra piattaforma offre lo stesso ecosistema. Quando un cliente ha bisogno di prenotazioni, fatturazione o di un gestionale, quasi sempre esiste già un pezzo pronto da integrare — e questo si traduce in meno tempo e meno costi.

Il rovescio della medaglia è che lo stesso ecosistema è cresciuto in modo disordinato. C’è di tutto: roba ottima accanto a plugin abbandonati da anni, soluzioni eleganti accanto a stratificazioni che appesantiscono il sito. È un giardino enorme che va potato con criterio — e per chi non è del mestiere, è il motivo principale per cui ci si affida a qualcuno che sappia scegliere.

Funziona per chi non è tecnico, e premia chi lo è

Pochi strumenti riescono a parlare a due pubblici così diversi senza tradire nessuno dei due. Un cliente può aggiornare un testo o pubblicare un articolo senza chiamarci; uno sviluppatore può intervenire in profondità, costruire temi su misura, esporre API, integrare sistemi esterni. Gutenberg, l’editor a blocchi, è il punto in cui queste due strade si incontrano — ed è qui che WordPress sta investendo il proprio futuro.

E poi c’è WooCommerce: la flessibilità fatta plugin. Si porta dietro un’interfaccia di amministrazione che a tratti è ancora frustrante, ma in termini di cosa puoi farci costruire sopra non ha veri concorrenti nello stesso segmento di prezzo.

Cresce con te, e resta tuo

Lo stesso strumento ti porta da un sito vetrina a un e-commerce, fino a un’installazione headless collegata ad altri sistemi. Si parte piccoli e si scala senza buttare via il lavoro fatto. Soprattutto: niente lock-in. I contenuti, il dominio, i dati sono tuoi. Puoi cambiare fornitore, hosting o tema senza ricominciare da capo. Per chi costruisce un’attività che deve durare, questa libertà vale più di qualsiasi moda.

Il 2026 è un bivio, però

Sarebbe disonesto raccontare WordPress come se nulla stesse cambiando intorno a lui.

Da una parte ci sono i framework JavaScript full-stack di nuova generazione — Next.js con Payload CMS, e tutta quella famiglia lì — che stanno colmando in fretta il divario di “facilità di costruzione” che per anni è stato il vantaggio di WordPress. Sono ancora più tecnici, sì, ma corrono.

Dall’altra c’è l’AI, che è un’arma a doppio taglio. Da un lato permette a chi non è tecnico di generare interi siti senza passare da un tema WordPress — e per anni quello era l’unico modo. Dall’altro, integrata dentro WordPress, produce risultati notevoli e amplifica la produttività di chi già lo padroneggia.

La nostra ipotesi è questa: nei prossimi anni WordPress smetterà di essere “il modo veloce per fare siti belli” — quel ruolo l’AI lo sta erodendo — e tornerà a essere quello che è sempre stato meglio, cioè lo strumento più ricco e flessibile a disposizione di chi costruisce siti web di livello professionale. Meno fai-da-te, più mestiere.

Finché la community continuerà a evolversi, WordPress continuerà a esistere. Ma le aspettative create in questi anni andranno mantenute: come si evolverà davvero, è tutto da vedere.

In sintesi

Non è la risposta giusta per ogni progetto — a volte serve altro, e lo diciamo. Ma quando il punto è partire bene, scalare senza sorprese e restare padroni del proprio sito, nel 2026 WordPress è ancora difficile da battere.

← All articles